Intervista a Melissa Pratelli sul romanzo “I figli di Danu”
Intervista di Alessandro Collu a Melissa Pratelli sul suo romanzo “I figli di Danu”.
Alessandro Collu: Grazie mille per la tua partecipazione, Melissa. Per iniziare vorresti parlarci un po’ di te?
Melissa Pratelli: Grazie a voi per avermi dato questa possibilità. Su di me non c’è granché da dire, lo ammetto: ho 25 anni, vivo in una piccola città, Tavullia, (sì, la patria di Valentino Rossi!); abito con i miei genitori in una zona di campagna, perciò lontana dal caos cittadino, circondata da cani, gatti, conigli, tartarughe e vari animali non domestici che pascolano nelle vicinanze! Ho cominciato a scrivere il romanzo mentre studiavo all’università, avevo finito le lezioni e mi restavano alcuni esami da dare, così, nel tempo in cui non studiavo, se ero ispirata scrivevo e l’ispirazione è durata fino a farmi partorire un romanzo intero!
Ci racconteresti in breve di cosa tratta il tuo romanzo, “I figli di Danu: il richiamo”?
Domanda difficile…ho sempre paura di dire ciò che non devo o di omettere cose che rendano chiaro l’argomento del romanzo.
Innanzitutto si tratta di un fantasy, il mio genere preferito. La protagonista è una ragazza che si allontana da casa per frequentare una prestigiosa scuola privata e fin qui tutto normale. Successivamente entrano in gioco elementi sovrannaturali, magia, mitologia, maledizioni e il tutto si intreccia con la vita di questa adolescente nella quale non mancano poi elementi di assoluta normalità, con i tipici problemi di quell’età particolare!
Un primo elemento particolare è senz’altro l’ambientazione: a parte brevi passaggi, la vicenda si svolge in Scozia. Nel corso della trama, inoltre, in parecchie occasioni metti in evidenza i contrasti tra scozzesi e inglesi, cercando di rendere al meglio stili di vita e modi di pensare. Da cosa nasce questo interesse per la Gran Bretagna?
L’ho sempre avuto. Probabilmente deriva dal mio amore smisurato per la lingua inglese che, tra le varie che ho studiato, è sempre rimasta la mia preferita. Sono stata soltanto una volta in Inghilterra, a Londra (non a caso la mia protagonista viene da lì), ma sono rimasta folgorata.
La Scozia è un altro paese che muoio dalla voglia di visitare, così verdeggiante, così naturale, in poche parole è magico. Quando penso alla magia a me viene in mente la Scozia, perciò dove altro avrei potuto ambientare un romanzo fantasy?
I personaggi sono numerosi e tutti ben caratterizzati: a cosa ti sei ispirata nel tratteggiarli? C’è qualche personaggio con il quale ti identifichi in particolare?
Anzitutto sono felice di sentire che i personaggi sono ben caratterizzati! Non è facile creare tante identità diverse e sapere che la cosa mi è riuscita bene nonostante l’inesperienza nel campo mi riempie di orgoglio!
Diciamo che i personaggi hanno tutti qualcosa di me, ognuno rappresenta una parte del mio carattere che ho arricchito con tratti caratteristici di persone che mi circondano. Tutti i personaggi sono nati così, molti miei conoscenti mi hanno offerto spunti utili che poi ho ovviamente arricchito ed “estremizzato” per così dire.
In realtà non c’è un personaggio particolare perché, come ho detto, tutti i personaggi hanno qualcosa di mio; certo, Lee è quella che mi somiglia di più, soprattutto per quanto riguarda le figuracce, però non è me in assoluto, ci sono cose di Lee che non mi appartengono e altri lati della mia personalità che emergono in altri personaggi.
Le vicende che toccano i protagonisti della storia li portano a vivere numerose situazioni differenti: le figuracce e gli imbarazzi di Lee, i timori e le incertezze che in modo diverso colpiscono tutti i personaggi, ma anche la grande energia che li guida, la scoperta dell’amore, prima solo “platonico” poi anche fisico, lo sviluppo di una sorta di triangolo amoroso…
La scelta di una caratterizzazione così a 360 gradi è stata voluta, ci sono elementi che volevi assolutamente inserire nella tua storia, o è stato un processo naturale?
Ti dirò la verità, tutto quello che hai letto è nato sul momento. Decidevo di mettermi a scrivere e le cose venivano naturalmente: forse se avessi scritto una scena in un altro momento, quella stessa scena sarebbe uscita in modo diverso! Chiaramente ci sono state delle linee guida (il fatto della magia, la maledizione, la storia d’amore) ma le scene particolari sono tutte frutto di ispirazione momentanea, vale sia per le scene quotidiane di vita adolescenziale sia per quelle più prettamente “anormali”. Anche per i personaggi è stato così, c’era un gruppo di figure che avevo in mente fin dall’inizio, altri invece sono saltati fuori quasi per caso e poi sono diventati importanti per la storia.
Il tipo di magia che rappresenti è diversa da quella che, al giorno d’oggi, potremmo definire “più famosa”. La tua scelta si è chiaramente orientata verso una magia più nordica, celtica, con strette relazioni con la natura che solitamente, in questi casi, è detentrice di potere e alleata di chi compie incantesimi, non semplicemente piegata alla volontà del mago. Come mai questa scelta?
Perché per me è quella la vera magia. Non qualcosa che sia legato al potere dell’uomo ma il potere del mondo naturale che soccorre l’uomo in grado di percepirlo. Quando penso alla magia penso alla terra, al fuoco, all’acqua e all’aria, penso ai venti, le maree, i fulmini, la luna e penso a qualcuno in grado di sintonizzarsi con tutte queste forze che già esistono ed utilizzarle.
Ricordiamo che questo è il tuo primo romanzo: come è stato entrare nel mondo della letteratura e vedere il proprio libro pubblicato? Qual è stata la reazione del tuo pubblico?
Direi che è stato a dir poco emozionante! Già solo sapere che una casa editrice (seppure per esordienti) giudica quello che hai scritto degno di finire su uno scaffale è una sensazione indescrivibile! Poi c’è stata la lunga fase di revisione e rilavorazione che, devo ammetterlo, è stata un po’ sfiancante, soprattutto perché ho notato che nella copia pubblicata permangono alcuni refusi di stampa.
Purtroppo non ho tanto pubblico. Di questi tempi è difficile vendere un libro, specialmente se non sei nessuno e non sei sponsorizzato da una grande casa editrice. Quasi tutti quelli che l’hanno comprato sono persone che conosco, ma è gratificante sapere che alcune di loro sono rimaste rapite dalla storia agli stessi livelli di altri grandi romanzi del genere! Per me è stato più un traguardo personale che altro, anche se i lettori dovessero essere solo 20 (come quelli Manzoniani) sono contenta di sapere che qualcuno ha trovato il romanzo piacevole e si è immedesimato nella storia come ho fatto io. Questa secondo me è la più grande soddisfazione.
Ti andrebbe di condividere con noi i tuoi progetti per il futuro?
Beh, è ovvio che se mi fosse data la possibilità mi piacerebbe pubblicare anche gli altri romanzi della saga. Le bozze del secondo e del terzo volume sono già pronte perché avevo continuato a scrivere copiosamente ancora prima di pensare di pubblicare la prima parte della storia, perciò se potessi farlo, perché no, mi piacerebbe pubblicare anche gli altri, se non altro per non lasciare i poveri e sparuti lettori in sospeso dopo il finale de “il Richiamo”!

Flaivy
Fantastico Mely, continua così. Il libro è bellissimo prende molto e non vedo l’ora di poter leggere il continuo. <3